Che frustrazione

Eccomi tornata con un altro post. Da che niente a che tanto.

Mi mantengo sempre sul fronte lavorativo. Finalmente ho la risposta alle mie domande e cioe’ che sono nelle mani di nessuno e le cose me le devo fare da me. Ma non perche’ loro non mi vogliono cagare, ma perche’ loro non hanno scelto di fare da trainers, glieli hanno messi forzatamente e quindi non sanno nemmeno cosa voglia dire fare training (parlo io da esperta).

Lui, quello che si fa sempre i grancazzi suoi, quando oggi gli ho chiesto una cosa, invece di aiutarmi mi ha indicato un file dove dovevo guardare. Come lui, io non avevo voglia di guardare 10 e piu’ casi simili solo per non trovare la risposta che cercavo, in quanto, dopo una sommaria ricerca, non avevo trovato la cosa che mi serviva, cosi’ alle 4 ho fatto la chiusura del business e lui si e’ accorto che forse non avevo trovato, mettiamola cosi’, la risposta alla mia domanda. Quindi, mi ha detto che lui non mi aiutera’ mai, in quanto e’ troppo busy con le cose sue e quindi me le devo cercare da sola. In compenso, mi ha detto a chi potevo chiedere…..

L’altra, l’ukraina, quella che fa tanto la comprensiva, oggi mi dice di cercare il numero di un ordine nel database. cosi’ lo cerco e non trovo niente. Dopo mezz’ora, mi pinga chiedendomi se l’avevo trovato. E io, no, non sono riuscita a trovarlo. E lei mi fa: “do i have to show you again how to do it?” da notare l’again, e io:”yes please, as i’m lost”. Al che si avvicina e con fare annoiato mi dice che non e’ possibile andare avanti cosi’, che le cose me le devo scrivere su un quaderno (tipoascuolaemivapiu’chebenevistocheeraquellocheavevofatto), che lei non mi puo’ spiegare sempre le stesse cose, che ormai dovrei avere familiarita’ con i programmi e via discorrendo. Al che’ mi chiede di mostrarle la finestra dove stavo lavorando, e guarda caso il programma era aperto proprio nella pagina dove doveva essere aperto, con tutti i dati inseriti correttamente e al loro posto, solo che il risultato era “no result found”. “Doh” mi dice, “allora in questo caso se non ti mostra niente e’ perche’ devi mandare una email a Ruben” e io:”allora la procedura che ho seguito e’ quella giusta?” e lei, “si si, ha fatto tutto perfettamente” Ma vaffanculo brutta pezza di stronza per non avermi detto che a volte i dati non si trovano nel database e che bisogna chiedere a qualcun altro di fornirceli!! Ma va a cagare, che ti deve andare storta la cena!!!!!!

QUesto giusto per farvi capire il tipo di colleghi che ho. E purtroppo non posso farci niente. In una situazione ideale, un ottimo training sarebbe:

dato lo scenario A se il risultato e’ B allora devi fare C

oppure

dato lo scenario A se il risultato e’ D allora devi fare P e poi C

ecc ecc ecc…

Ovviamente ci possono essere tante variabili che influiscono, ma in linea di massima cambiando la posizione degli addendi il risultato non cambia. Purtroppo questo succede solo in un mondo ideale, dove i trainer sono chiamati in quel modo perche’ sono specializzati nella formazione delle risorse umane, e quando le grosse aziende impiegano 4 settimane a trainare la risorsa umana in aula sui vari processi e procedure fanno solo un favore a tutti quanti.

Nel magico mondo del mio piccolissimo dipartimento, questo non succede, e il mio team non si puo’ definire nemmeno come tale, dato che lui si occupa di una cosa sola, lei di un’altra cosa finche’ non va in maternity leave e io sono stata buttata nel mezzo e devo imparare a nuotare per non soffocare.

All’inizio me la prendevo a livello personale, pensavo di avere detto o fatto qualcosa di sbagliato o che avrebbe potuto offenderli. Oggi ho capito che anche se me la prendo, loro non possono farci niente. Questo e’ il modo in cui hanno imparato a fare quello che stanno facendo e questo e’ il modo in cui lo stanno insegnando a me.

Ma la cosa ancora piu’ pazzesca e’ che lei, nonostante ce l’abbia a morte con lui per la storia delle ferie natalizie e di come si e’ comportato quando erano solo loro due, continua a fare la gattina morta, come stai di qua, come stai di la, cosa hai fatto di bello, bla bla bla, quando poi alle spalle gliene dice talmente tante che sembra che lui giri con un’ascia piantata nella schiena, non un coltello!

Ovviamente dopo che ha capito che io le frustrazioni sue non me le accollavo e che se aveva un problema se lo doveva risolvere lei, ho smesso di essere la cocca di mamma.

Ma rivaffanculo!

This entry was posted on Friday, July 18th, 2008 at 8:09 pm and is filed under lavoro. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

5 Responses to “Che frustrazione”

  1. Paolo says:

    Ti sento in formissima :-) )

  2. si si, devo dire che non scrivevo un post serio da secoli!

  3. bacco1977 says:

    Mi viene in mente una massima di un certo Freddy:
    ” Gli irlandesi non capiscono un cazzo”

    Nel tuo caso pero’ siamo innanzi ad una Ukraina.
    Ora la mia domanda e’. E’ almeno bona?????
    In tal caso potremmo allora perdonarla.

    Certo che a lavorare a Dublino ci vuole un gran fegato/cuore/pazienza.
    Io ormai la prendo a ridere.

  4. Diciamo che ci vuole veramente un bel po’ di tutto, specialmente determinazione e una buona dose di sicurezza in se stessi. In merito ad avere la segatura al posto del cervello purtroppo non e’ questione di nazionalita’, ma di testa.

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