Nel primo venerdi’ di aprile
Apr 3rd, 2009 Posted in It's just me, Love & Relationships, lavoro | 12 comments »Ignoro se ci siano ancora lettori per il mio blog, che mi vede aggiornarlo a singhiozzi causa mancanza di tempo.
Facebook ha divorato ormai quasi tutti, dico quasi perche’ ancora un paio di persone della mia ristretta cerchia di amici che non e’ iscritto c’e', ma e’ molto piu’ facile aggiornare il proprio status in un paio di secondi, che sedersi e prendere mezz’ora del proprio tempo per scrivere un post.
La cosa che mi piace di FB e’ che effettivamente mi ha messo in contatto con gente che non vedevo/sentivo da secoli, amiche dell’infanzia, della scuola elementare, superiore, ma anche cugini, parenti, con la quale avevo perso completamente i contatti. E devo dire che fa veramente piacere scambiarsi qualche battuta ogni tanto, ridere condividendo un’immagine o un video, trovare qualcosa su cui fare comunella. Diventa una reazione a catena. La cosa che mi sciocca di piu’ e’ leggere gli status dei miei contatti irlandesi. Non ve li cito per motivi di privacy, ma c’e’ specialmente una ragazza parla in continuazione di vodka, guinness, alchool a fiumi, ecc. Ognuno fa quello che vuole, e per fortuna gli irlandesi non sono tutti cosi’, ma a me certi commenti mi scioccano veramente.
Parlando d’altro, devo dire che sto anche disertando la lettura degli altri bloggers italiani in irlanda (non me ne vogliate) salvo per poi leggerli quando qualcuno mi avvisa che qualcosa di interessante e’ stato scritto.
Mi sono stancata di leggere di italiani che fanno la guerra fra di loro, di italiani che lasciano commenti offensivi e volgari, di italiani che si credono di essere diointerra solo perche’ sono andati a vivere in un’altra nazione (magari ero pure io cosi’ all’inizio, chi lo sa), di italiani che si credono di essere diointerra solo perche’ hanno deciso di restare in italia a combattere (alcuni, non tutti, a vegetare direi io), di italiani che nonostante vivono all’estero sono super informati su quello che succede in Italia, di italiani che vivono ancora in Italia e riempiono di insulti i blog di quelli che vivono all’estero solo perche’ non hanno i coglioni di partire.
Non e’ facile. Vivere all’estero. Non e’ facile. Vivere in Italia. Forse lo e’? Sicuramente e’ facile vivere ancora a casa di mamma e papa’ che passano i soldi per le sigarette, per la benzina per la macchina, per la cena fuori con amici, per i libri, tornare a casa e trovare tutto pulito e sistemato, la tavola apparecchiata, il letto rifatto, le magliette stirate.
Ho peccato e tante volte pecco di presunzione. Lo so. A volte credo che la mia piccola esperienza faccia statistica. Lo so. Siamo esseri in evoluzione, e quello che per me era importante appena arrivata in Irlanda (imparare benissimo l’inglese, fare parte di una cultura nella quale non sono cresciuta, non avere amici italiani ma solo irlandesi, tornare in Italia una volta all’anno) adesso sono superati, grazie all’universita’ non ho piu’ problemi con l’inglese, ho amici di tutte le nazionalita’, i miei colleghi del college, tutti irlandesi, sono i primi che mi aiutano e mi incoraggiano a scrivere i miei saggi e a consegnarli in tempo per la data stabilita, mi riempiono di affetto, ci aiutiamo a vicenda, sono delle persone veramente amabili e ora che mi sono ambientata, piano piano posso fare spazio a qualcosa di nuovo, che non sia l’esigenza di sentirmi parte di questo territorio.
Mi sono lamentata, in passato, pensando di non stare seminando niente, ma ho capito che la mia negativita’ era dovuta sopratutto ad una situazione lavorativa che da un punto di vista esterno e’ perfetta. Ottimo stipendio a fine mese, pensione pagata, assicurazione sanitaria pagata, 31 giorni di ferie l’anno, un manager che vive e lavora per 358 giorni all’anno in California, i restanti 7 giorni li passa nel nostro ufficio a Dublino, il che vuol dire che quando non c’e’ lui non dobbiamo fare finta di lavorare, anche quando c’e’ poco da fare.
Situazione lavorativa che da un punto di vista interno non e’ cosi’ soddisfacente. Quello che mi spinge a tenere duro e’ il tirocinio che pratico ormai da gennaio presso un centro giovanile nella mia citta’ che mi vede a contatto con quello che a mio avviso e’ una delle note distintive (passatemi la parola cortesemente) dell’irlanda: i knackers.
Il centro e’ frequentato da giovani dai 5 ai 19/20 anni. Vengono svolte tantissime attivita’ all’aperto, come kayaking, calcio, nuoto, ma anche al chiuso, come serata cinema, classi per imparare ad usare il computer, imparare a cucinare, a disegnare o fare attivita’ ricreative come giocare a biliardo o alle macchine delle sale giochi che sono state comprate appositamente per tenere i ragazzi in un ambiente sano piuttosto che mandarli nelle sale giochi vere dove a parte spendere una fortuna non si sa mai chi si possa incontrare. Il centro organizza anche gite a Mayo, nel Dingle, Connemara ecc.
Con un gruppetto di ragazze si e’ deciso di mettere in scena Grease, quindi abbiamo visto il film, letto lo script, sottolineato le varie parti che identificavano i vari vestiti o oggetti necessari e da mettere in scena.
Quando finisco di lavorare, nella grande multinazionale, anche se sono stanchissima, vado con piacere a lavorare come volontaria in questo centro, sia perche’ mi serve come tirocinio per i miei studi, sia perche’ mi sento piu’ a casa mia in un ambiente familiare come questo che in un ambiente asettico e apatico come quello che puo’ essere l’ufficio.
Entrare in contatto con questo centro mi sta facendo rivedere il tutto sotto un’ottica diversa anche se devo dire che la prima volta che ho visto uno dei ragazzi mi sono spaventata. Di fronte a me infatti avevo il knacker per eccellenza, quello che gira con la tuta grigia e il cappuccio in testa, quello che tutti pensano giri in branco con altri come lui pronto a creare disagi e ad aggredire le persone circostanti. Perche’ e’ questo quello a cui ho pensato appena li ho visti. Ma il fatto che c’erano altri 2 leader insieme a me mi ha tranquillizzato. Non mi sento ancora in grado di poter dare giudizi sul perche’ alcuni di loro agiscono in un certo modo, ma la mia impressione e’ che sia un meccanismo di difesa che si attiva in un ambiente in cui chi e’ piu’ forte sopravvive. Le ragazzine sono tutte in cerca di attenzioni e di affetto nei confronti delle tutor, ed i ragazzi sono anche socievoli, ma alcuni hanno bisogno di tempo prima di potersi fidare di un estraneo.
Dall’esterno puo’ sembrare assurda questa cosa, ma se riesco a fare una buona esperienza in questo centro, e’ anche probabile che abbandoni per sempre il lavoro d’ufficio (YupppYYYY) – Lory mi vieni in mente tu, che fai la stessa cosa mia alla mazzarrona!! ahhahahah
Comunque ora parliamo di altre cose…. Per il matrimonio e’ tutto pronto! Abbiamo anche fatto la promessa, ora stiamo solo aspettando che arrivi il grande giorno. Siamo ancora indecisi se andare in viaggio di nozze in Giappone o in Argentina, ma penso che faremo a testa o croce
Ora vi salutai. Quando avevo iniziato a scrivere questo post a Dublino splendeva il sole e si poteva uscire a maniche corte, ora si e’ messo a piovere e il cielo si e’ scurito.
Buon fine settimana a tutti, io penso studiero’ per i prossimi giorni, visto che ho 4 esami da dare entro un mese.
